Su tale circostanza si è pronunciata la Corte di Cassazione con una recente ordinanza, la n. 3926 del 19/02/2018.

Il caso ha visto come protagonista la Corte di Appello di Brescia che aveva ridotto ad € 400,00 mensili l’assegno dovuto dal padre, avvocato civilista a Milano, alla madre per il mantenimento del figlio minore. Infatti, la donna che prima era disoccupata, in seguito risultava titolare di reddito da lavoro dipendente per un importo di € 20.000,00 lordi ca. l’anno. Proprio sulla base di tale assunto la Corte di Appello di Brescia aveva disposto, ritenendola giustificata, la suddetta riduzione. Successivamente, la donna, proponeva ricorso per Cassazione. La Cassazione, in applicazione di un precedente giurisprudenziale (la sent. 18538 del 2013), riteneva fondata l’impugnazione rilevando che: “la determinazione del contributo che, per legge, grava su ciascun genitore, per il mantenimento, l’educazione e l’istruzione della prole, non si fonda su una rigida comparazione della situazione patrimoniale di ciascun coniuge, pertanto, una potenzialità economica maggiore del genitore affidatario garantisce un miglior soddisfacimento delle esigenze di vita del figlio ma non comporta una pedissequa e proporzionale diminuzione del contributo posto a carico dell’altro genitore.”